sabato 23 novembre 2013

La faglia della morte: Marzano, Carpineta e Cervialto

Di Aristide Fiore
La traccia del  terremoto dell'Irpinia del 1980 registrata dal sismografo.
La traccia del  terremoto dell'Irpinia del 1980
registrata dal sismografo.
[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, sabato 23 novembre 2013, p. 17.]
Alle 19,34 di domenica 23 novembre 1980 una forte scossa, durata circa 90 secondi, colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. Il sisma, con epicentro situato tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, aveva una magnitudo di 6,8 gradi Richter e causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Nel complesso, fu interessata un'area 17.000 mq, estesa dall'Irpinia al Vulture, fra le province di Avellino (103 comuni), Potenza (45) e Salerno (66). I comuni più colpiti, in alcuni casi pressoché distrutti, come nel caso di Sant'Angelo dei Lombardi, furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Fra i numerosi episodi tragici connessi all'evento, destò particolare emozione il crollo della chiesa di S. Maria Assunta a Balvano, nel potentino, avvenuto durante la messa serale. Gli effetti del terremoto si manifestarono tuttavia in un'area molto più vasta, corrispondente grosso modo al centro-sud della penisola, e coinvolsero circa sei milioni di abitanti. Molte lesioni e crolli si ebbero anche a Napoli e in altre province campane.
La reale gravità del sisma non venne valutata subito, a causa dell'interruzione totale delle telecomunicazioni. Soltanto le ricognizioni aeree effettuate la mattina seguente permisero una stima preliminare. Alle stesse autorità occosero diversi giorni per effettuare il computo delle vittime e dei danni.
Secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) il movimento tellurico fu provocato da tre distinti fenomeni di rottura, che si verificarono, in rapida successione, lungo differenti segmenti di faglia (frattura della crosta terrestre, caratterizzata dallo spostamento reciproco delle due parti separate), situati sotto i monti Marzano, Carpineta e Cervialto. Il conseguente spostamento delle superfici della faglia determinò la formazione di una scarpata osservabile per circa 35 chilometri. Ulteriori studi hanno dimostrato che quella stessa faglia ha già generato altri terremoti della stessa entità di quello del 1980, all'incirca ogni 2000 anni.
Gli effetti della scossa, corrispondenti, nelle zone più colpite, al decimo grado della scala Mercalli, furono aggravati dal cattivo stato del parco edilizio e dal ritardo dei soccorsi, ostacolati dal cattivo stato delle infrastrutture e non ancora coordinati da un'apposita organizzazione, come la Protezione Civile, che sarebbe stata istituita in seguito. I primi aiuti alle popolazioni colpite furono dovuti in molti casi all'iniziativa spontanea di moltissimi volontari che si lanciarono in un'eroica gara di solidarietà, spesso privi di mezzi quasi come coloro che intendevano soccorrere. Si potè contare anche su molti aiuti internazionali, sia economici sia logistici, provenienti soprattutto da Stati Uniti e Repubblica Federale Tedesca. Ciononostante la ricostruzione fu, nel complesso, lentissima e divenne spesso un pretesto per speculazioni, basate soprattutto su un ipotetico rilancio industriale in aree inidonee, e elargizioni ingiustificate di fondi pubblici. La sistemazione dei senzatetto in alloggi prefabbricati fu completata nel giro di alcuni mesi, con tempi oggi impensabili, e per molti la definitiva assegnanzione di alloggi in muratura comportò un'attesa pluridecennale, come nel caso del famoso “Villaggio dei puffi”, l'emblematico agglomerato di prefabbricati pesanti situato nella zona orientale di Salerno, in via Marchiafava, che fu smantellato soltanto nel dicembre del 2003, dopo essere entrato di diritto nella memoria collettiva.
Il danno economico derivato dalla catastrofe fu ingentissimo: secondo una recente stima del giornalista Sergio Rizzo, attualizzata al 2010, il loro ammontare supererebbe i 66 miliardi di euro. Agli ingenti danni al patrimonio edilizio si aggiunse la scomparsa di una notevole quantità di attività produttive, con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro.

Anche il mondo dell'educazione e della cultura riportò notevoli ferite: per quanto riguarda la città di Salerno, basti pensare alla notevole riduzione del numero di aule scolastiche, dovuta sia all'inagibilità degli edifici scolastici sia all'occupazione degli stessi da parte di alcune famiglie sfollate. La chiusura del Teatro Giuseppe Verdi, gravemente dannegiato, si protrasse per circa quattordici anni, fino all'inaugurazione del 1994, in occasione della quale si tenne un concerto dei Solisti Veneti che, unitamente alle celebrazioni del cinquantenario di "Salerno Capitale d'Italia", simboleggiò la rinascita della città e del suo retroterra.

venerdì 22 novembre 2013

L'Era Glaciale. Innesti... Maestosi

Di Aristide Fiore
"Innesti - L'uomo che verrà".
"Innesti - L'uomo che verrà".
[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, mercoledì 20 novembre 2013, p. 16.]
Fino all'8 dicembre 2013, la Pinacoteca provinciale di Salerno ospiterà la personale di Danilo Maestosi intitolata “L’era glaciale. Innesti”, a cura di Alfio Borghese ed Erminia Pellecchia. Organizzata dall’associazione “Amici dei Musei”, presieduta da Vincenzo Monda, la mostra, che consta di venticinque dipinti recenti, tutti oli su tavola, è stata realizzata con il patrocinio della Provincia di Salerno-Assessorato ai beni culturali e al patrimonio e la disponibilità della Direzione dei musei e biblioteche provinciali, ed è stata concepita sia come riproposizione del ciclo presentato la scorsa estate al Palazzo delle Arti di Frosinone sia come anteprima dell’allestimento previsto al Vittoriano di Roma, la prossima primavera.
In queste opere si avverte il fremito di forme ansiose di liberarsi dalla gelida stasi di uno sfondo bianco: un “colore di gestazione”, che conserva il carattere dello stadio indefinito che precede ogni creazione; il colore dell'era glaciale, secondo Kandinsky, prigione e culla di forme. Le ere glaciali, a modo loro, sono state feconde. Hanno unito i continenti e permesso di colonizzare nuove terre: innesti di popoli, che hanno dato origine a nuove civiltà. Maestosi ha esplorato la distesa glaciale, ne ha scrutato la trasparenza, ha individuato i segni di vite passate che vi si celavano e, a partire da questi, procedendo appunto per “innesti”, ha ricostruito storie e risorse interiori destinate ad accompagnare “L'uomo che verrà” (il titolo emblematico di uno dei dipinti), al quale spetterà il compito di ricominciare quando il ghiaccio si sarà sciolto. Si tratta di un'eredità spirituale, veicolata tramite un messaggio di speranza che si propaga attraverso le vibrazioni ora sommesse ora potenti di colori vivaci, rese addirittura tangibili da tagli, sovrapposizioni, vergature che rivelano un uso sapiente, accuratamente calibrato, della spatola.

Gli innesti richiedono tagli netti, che fendono i tessuti con decisione senza tuttavia risultare letali, ma determinando l'avvento di una nuova vita. Allo stesso modo l'artista ha voluto reagire alla perdita di riferimenti che caratterizza l'odierna società, della quale spesso anche l'arte si è resa complice, arroccandosi in molti casi dietro l'autoreferenzialità. Rompendo con la luce e il colore la lastra di ghiaccio che separa la memoria dalla contemporaneità, Maestosi ha approfittato dell'“Autunno per imparare a volare” (altro titolo altamente evocativo) e ha riscoperto la capacità di stupirsi, di interrogarsi, di cercare possibili risposte che siano utili a costruire il nuovo.

mercoledì 13 novembre 2013

Il gruppo speleologico salernitano nell'underground del ravennate

di Aristide Fiore

Il logo della manifestazione.
[Pubblicato su Le Cronache del Salernitano, venerdi 8 novembre 2013, p. 9.]

Una rappresentanza del Gruppo Speleologico CAI Salerno ha partecipato all'Incontro Internazionale di Speleologia “Casola 2013Underground”, che si è svolto dal 30 ottobre al 3 novembre 2013 a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna.

La speleologia, ovvero l'esplorazione di cavità naturali e artificiali, è un'attività nel contempo sportiva e culturale, che in Italia è praticata da circa 5.000 persone e abbraccia diversi campi del sapere. Gli speleologi, definibili essenzialmente come geografi del sottosuolo, ampliano spesso il loro raggio d'azione offrendo la propria collaborazione a ricercatori o enti preposti al governo e alla tutela del territorio, oppure proponendo iniziative didattiche e divulgative rivolte a un pubblico generico, a scuole e ad altre organizzazioni educative, come i gruppi scout e i gruppi di alpinismo giovanile del CAI.

Fondato nel 1989, nella sezione del Club Alpino Italiano di Salerno, il G.S.CAI SA è attivo soprattutto nella provincia di appartenenza, ricchissima di fenomeni carsici sia profondi sia superficiali. Fra i traguardi più significativi vale la pena ricordare le esplorazioni condotte nella Grotta dello Scalandrone (Giffoni Valle Piana) col Gruppo Speleologico CAI Napoli, nella Grotta Vado a Bracigliano, nelle Miniere di ittiolo di Giffoni Valle Piana e nella Miniera di lignite presso Acerno. Il Gruppo si è reso anche protagonista di interventi di bonifica ambientale, come il recupero di rifiuti nell'Inghiottitoio del Bussento, presso Caselle in Pittari, anch'esso effettuato in collaborazione col G.S. CAI Napoli. Ha inoltre contribuito alla diffusione della pratica speleologica nel nostro territorio, mediante l'organizzazione di ventitrè corsi di introduzione alla speleologia e molti dei suoi componenti si sono avvicendati nel Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico del CAI.

Ciro Bello (seduto su un masso)
 dopo l'escursione nell'Abisso Garibaldi.
La delegazione salernitana partita alla volta di Casola Valsenio era composta da Ciro Bello, Serena Bloise, Luca Campanile, Francesco Cosentini, Aristide Fiore, Rossana Graziano, Antonia Landi, Mario Petrosino, Sergio Santomauro e Vincenzo Sessa.

L'obiettivo principale della manifestazione, che quest'anno ha annoverato 3.539 partecipanti, molti dei quali provenienti da altri paesi europei, era la rappresentazione del mondo sotterraneo come parte integrante, sebbene meno visibile, del territorio. Basti pensare che quasi il 60% dell'acqua che utilizziamo o beviamo proviene da acquiferi carsici.

Gli speleologi salernitani hanno assistito alla presentazione di innovazioni tecniche e nuove scoperte. Alcuni di essi hanno partecipato a escursioni guidate nelle grotte della Vena del Gesso romagnola, un'importante area carsica dell'Appennino faentino: Ciro Bello si è cimentato nella discesa nell'Abisso Garibaldi, mentre Bloise, Fiore e
Bloise, Fiore & Petrosino: sosta al Collettor
e nell'Inghiottitoio a ovest di Ca' Siepe.
Petrosino hanno effettuato una traversata di circa 900 metri nel sistema dell'Inghiottitoio Ca' Siepe. Entrambe le grotte sono considerate molto impegnative, essendo costituite essenzialmente da cunicoli piuttosto stretti alternati a pozzi.
Il G.S. CAI SA aveva già operato nei gessi nel 1991, in occasione di una campagna esplorativa presso Agrigento. Non avendo coinvolto tuttavia le stesse persone, le visite alle grotte casolane, così diverse da quelle nostrane, formatesi nei calcari e caratterizzate in genere da uno sviluppo prevalentemente verticale e volumi più ampi, si possono ugualmente considerare una novità nell'attività del sodalizio campano.

sabato 21 settembre 2013

Il lungo cammino del gabelliere

Di Aristide Fiore

Caravaggio: "Vocazione di San Matteo".
Caravaggio: "Vocazione di San Matteo".
[Pubblicato su “Speciale San Matteo”, allegato a Le Cronache del salernitano, sabato 21 settembre 2013, p. 3.]
La storia di San Matteo è incentrata sul cambiamento: il pensiero corre prima di tutto al cambiamento di vita, sottolineato dal cambiamento del nome, del pubblicano Levi, che lasciò ogni cosa per seguire Gesù, ma anche al racconto delle alterne vicende che caratterizzarono gli spostamenti delle sue reliquie, il cui itinerario è scandito da eventi miracolosi, o almeno ritenuti tali.
Secondo la tradizione, le sacre spoglie, a trecento anni dalla morte, furono trasportate dalla cosiddetta “Etiopia”, cioè da qualche regione imprecisata del Medio Oriente legata all'apostolato e al martirio del Santo (69 d.C.), fino in Bretagna, dove hanno lasciato tracce nella toponomastica e nella denominazione di edifici religiosi. Basti
L'abbazia di Saint-Mathieu e l'omonimo faro.
L'abbazia di Saint-Mathieu e l'omonimo faro.
pensare alla Pointe de St-Mathieu, estremo lembo occidentale della Francia, chiamata così per ricordare lo scampato naufragio della nave con la quale alcuni mercanti bretoni trasportavano le reliquie; o all'abbazia di Saint-Mathieu de Fine-Terre, le cui rovine risalgono al XII secolo, che però, secondo la tradizione, sarebbe stata costruita nel VI secolo in onore di San Matteo, nel luogo in cui si riteneva fosse stato murato il suo cranio. Nel V secolo tuttavia il comandante romano Gavinio, originario di Velia, impossessatosi del corpo del Santo, lo portò con sé al suo ritorno in patria (la discordanza tra versione bretone e versione latina della leggenda è tuttora irrisolta). L'abbandono di quelle contrade, dovuto a
Rovine di Velia (Elea): Porta Rosa.
Rovine di Velia (Elea): Porta Rosa.
continue incursioni piratesche e al degrado del territorio, causò la perdita della memoria di luoghi e avvenimenti, fino al 954 d.C., quando, secondo la tradizione, il Santo Apostolo apparve in sogno a Pelagia, una donna che abitava nella piana di Velia, e le indicò il luogo in cui era stato sepolto il suo corpo. Il ritrovamento fra le rovine di Velia è attribuito al figlio monaco di costei, Atanasio, il cui proposito iniziale fu di intraprendere una sorta di tourné religiosa con le reliquie del Santo, attività particolarmente redditizia diffusa a quell'epoca. Imbarcatosi, fu respinto due volte da tempeste, che lo indussero a rinunciare al suo proposito. Fu così che per la nuova sepoltura del Santo scelse una chiesa dedicata alla Santa Genitrice Vergine
Capaccio (SA): Santuario della Madonna del Granato.
Capaccio (SA): Santuario della Madonna del Granato.
Maria, in una località detta “ad duo flumina”, presso la confluenza fra l'Alento e il Fiumarello, nel territorio di Casalvelino Marina: si tratta dell'attuale cappella di S. Matteo, dove è ancora presente l'arcosolio che ospitò le reliquie. La permanenza dei resti fu breve, in quanto Giovanni, il vescovo di Paestum, recatosi in visita al sepolcro, ne impose la consegna e le fece deporre in un'urna. Anche questa svolta della leggenda è segnata da eventi prodigiosi: si narra che all'apertura del sepolcro si fosse sprigionato un profumo e che il giorno della partenza, durante l'attraversamento del fiume Malla (forse lo stesso Fiumarello), il prete che trasportava l'urna si fosse salvato miracolosamente dall'annegamento. Il trasporto dell'urna è legato
Salerno: campanile e atrio del duomo normanno.
Salerno: campanile e atrio del duomo normanno.
anche alla prima manifestazione del “miracolo della manna”, una sostanza ritenuta capace di guarire i malati, che trasudava dall'urna e che da allora in poi fu raccolta in un'anfora d'argento. Il prodigio si è ripetuto ogni anno il 6 maggio (data dell'arrivo a Salerno) e il 21 settembre, fino al 1800.
Nel viaggio di ritorno verso Capaccio, il vescovo Giovanni e il suo seguito pernottarono a Rutino, nella chiesa di San Pietro. Vi si trova una fonte detta di “San Matteo”, che, come ricorda un’iscrizione, sgorgò misteriosamente per dissetare i portatori delle sacre reliquie. Esiste anche una versione locale dell'episodio, secondo la quale la scaturigine dell'acqua sarebbe la risposta del Santo alle preghiere dei rutinesi, afflitti dalla siccità.
A Capaccio le sacre spoglie furono collocate nella cattederale dedicata alla Madonna del Calpazio, l'attuale chiesa di S. Maria del Granato: vi si può notare una tomba marmorea vuota, che le ospitò finché Gisulfo I, principe di Salerno, non ne ordinò il trasferimento nella capitale del principato longobardo. Era il 6 maggio del 954. Per molto tempo la ricorrenza della Traslazione del corpo di San Matteo è stata oggetto di celebrazioni solenni, che coinvolgevano attivamente tutte le parrocchie della città. Collocati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, i resti del Santo furono definitivamente sistemati nella cripta de Duomo, fatto erigere dal duca normanno Roberto il Guiscardo e consacrato da papa Gregorio VII nel 1084. La presenza di un simbolo così importante per la cristianità esercitò una notevole influenza sul prestigio e sulla fama della città, che divenne sede arcivescovile e meta di pellegrinaggi.

venerdì 26 luglio 2013

Museo Diocesano - Nuova Sala '600 e Guida

Di Aristide Fiore
Francesco Guarino, "Giuditta"
(1635 ca; foto: A. Fiore).
[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, giovedì 25 luglio 2013, p.8.]
Ieri, nella Sala Santa Caterina del Museo Diocesano “S. Matteo” di Salerno, alla presenza di S.E. Mons. Luigi Moretti, Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno e di don Alessandro Gallotti, Direttore del Museo Diocesano San Matteo di Salerno si è tenuta la cerimonia di presentazione del nuovo allestimento della Sala del Seicento e della Guida breve del Museo, edita da “Art'em”. Entrambe le iniziative, curate dalla Soprintendenza ai Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Salerno e Avellino, consentiranno finalmente di fruire al meglio di tutte le maggiori collezioni custodite nello spazio museale di Largo Plebiscito.
La maggior parte delle opere esposte nella sala del Seicento, il cui allestimento è stato curato da Maura Picciau e dai funzionari Emilia Alfinito, Vito de Nicola e Lina Sabino, provengono dalle donazioni dell'Arcivescovo Isidoro Sanchez de Luna alla Cattedrale di Salerno (1772) e del Marchese Giovanni Ruggi D'Aragona alla sacrestia del Duomo (1870). La loro munificenza ha contribuito a inserire salerno nel panorama dell'arte seicentesca, con capolavori come la “Giuditta” di Francesco Guarino (in precedenza attribuita al Caravaggio, del quale fu allievo), la “Madonna della Rosa” di Massimo Stanzione e il “David” di Hendrik van Somer, o le due tele inedite della collezione: “S. Cecilia con Tiburzio e Valeriano” e una figura biblica del Vecchio Testamento, la schiava Agar in “Agar e Ismaele nella tenda di Abramo”, entrambe di autore ignoto. Tra le altre tele di gran pregio si annoverano “Le nozze di Cana”, “Cristo e l’adultera”, “L’adorazione dei magi” e il “San Brunone”.
Il museo diocesano di Salerno” è un agile volumetto curato da Maura Picciau, comodo da usare già a partire dalle dimensioni, che nelle due versioni pubblicate, in lingua italiana e inglese, accompagnerà i visitatori alla scoperta di importanti collezioni, a partire dal prezioso ciclo di formelle eburnee (XI-XII secolo).

venerdì 5 luglio 2013

Chiusa la maratona di premiazioni alla Grassi

Di Aristide Fiore

Il Vice Sindaco e Ass. P.I. Eva Avossa
e la
Prof. Raffaella Grassi (foto: A. Fiore).
[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, venerdì 28 giugno 2013, p. 8.] 
In occasione del 27° Anniversario della Fondazione dell’Accademia “Alfonso Grassi” e della Manifestazione Artistico-Culturale-Solidale “Poesia ed Arte”, si è svolta ieri a Salerno, nel “Salone dei Marmi” di Palazzo di Città, la Cerimonia di Premiazione della 9a Edizione Concorso Internazionale “Premio Alfonso Grassi” - Poesia ed Arte Contemporanea (Pittura, Scultura, Ceramica, Artigianato Artistico). L'Evento è stato patrocininato da Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune ed Assessorato P.I. di Salerno, Azienda Soggiorno e Turismo di Salerno, e dai Comuni di Pontecagnano Faiano, San Cipriano Picentino, Cetara e Montoro Inferiore. Il ricavato delle quote di partecipazione sarà devoluto in favore del Progetto di Solidarietà, che prevede l'ampliamento della Scuola Primaria “Alfonso Grassi” a Ibamba, Congo.

Nel Salone è stata allestita una “Mostra Collettiva di Arte Contemporanea” con opere selezionate fra più di duecento lavori pervenuti, alcuni dei quali proposti da autori di provenienza estera.

La Giuria era composta da Laura Bruno (pittrice, docente), Paolo Cibelli (scultore, docente), Lorenzo Cleffi (pittore, docente), Clara Grassi (critico d'arte, docente ), Pietro Lista (critico d'arte, pittore), Niny Lo Vito (pittrice, docente), Concettina Lo Vito (critico d'arte, docente), Maria Rosaria Palmieri (poetessa, docente),Vincenzo Pagliara (cantautore, oculista), Emilia Persiano (critico letterario, preside), Modesta Pepe (preside). La presidenza onoraria della giuria è stata attribuita al Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, mentre il la vice presidenza onoraria al Vice Sindaco e Ass. P.I. Eva Avossa, presente alla manifestazione; Presidente della Commissione era la Prof. Raffaella Grassi; Vice Presidente la Prof.ssa Clara Grassi.
Tra gli Ospiti d’Onore l'On. Guido Milanese e il critico d'arte prof. Luigi Crescibene.
La IX Edizione del “Premio Alfonso Grassi” 2013 è stata organizzata in Tre Tematiche: La donna nell' Arte (sia come artista che come modella); I colori nell'Universo (terra, mare, cielo...); Tema libero.
I riconoscimenti sono stati assegnati come segue.
Prima tematica, Poesia in Lingua: 1° posto Romano Zega (“Ad una donna”); 2° posto Francesco Terrone (“Amo di te”); 3° posto ex aequo Gerardo Moscariello (“La donna nell'arte”) e Felice La Sala (“Relazione di laboratorio N. 1”); Premio Speciale “Dante Alighieri” a Fiorentino Vairo (“Raccogli i fiori nel mio giardino”).
Seconda tematica, Poesia in lingua: 1° posto Antonio Di Riso (“I colori dell'amore”); 2° posto Sandra Ballardini (“Il mare e poi il mare”); 3° posto Patricia Luongo (“L'Universo”); Riconoscimento speciale della giuria a Erlinda Maturanzio (“Rosso”).
Terza tematica, Poesia in lingua: 1° posto Mario Festa (“Il senso di te”); 2° posto Luigi Roscigno (“Amo andare alla deriva”); 3° posto Giovanni Viviano (“Erano giorni”); Premio Speciale “Dante Alighieri” a Linda Stagni (“La foto di mamma mia”), Anna Giannattasio (“La marea”) e Luigi Lanzalotti (Tristezza).
Terza tematica, Poesia in vernacolo: 1° posto Mario Senatore (“N 'a sfera 'e sole”); 2° posto Antonio Nardiello (“Penzieri”); 3° posto Anna Maria Maio (“Vurrìa...”).
Sono state inoltre premiate, fuori concorso, le poesie “Mondo” di Angelo Iannelli e “Il mondo degli occhi” di Vincenzo Pagliara.
Prima tematica, pittura: 1° posto Daniela Dumbrava (“La donna... e una pelle per rinascere”, tecnica mista in rilievo, olio su tela); 2° posto Gennaro Nardiello (“La donna e l'universo”, collage su tela); 3° posto Eva Savokhina (“Donna russa”, olio su tela); Premio Speciale “Raffaello Sanzio” a Regina Senatore e Daniela Ciaparrone.
Seconda tematica, pittura: 1° posto Rocco Aliberti (“Cascate di Medyugorye”, olio su tela); 1° posto Rosalba Barillaro (“Scorcio ad Atrani”, olio su tela); 3° posto ex aequo Patrizia De Carluccio (“Il movimento del mare”, tecnica mista) e Salvatore Damiano (“Piana del Sele verso Eboli”, acrilico); Premio Speciale “Raffaello Sanzio” a Giuseppe Esposito, Maria Scarano e Anna De Rosa; Premio di Merito a Mimmo De Luca.
Terza tematica, pittura: 1° posto Concetta De Carluccio (“Natura morta con rame”, olio su tela); 2° posto Rolando Pisano (“La Rotonda di Salerno”, acrilico); 3° posto ex aequo Teresa Sica (“Il bosco”, olio su tela) e Anna Avossa (“Albori – Anfratti di memoria”, acrilico su tela); Premio Speciale “Raffaello Sanzio” a Patrizia Mandolla, Pierina Salomone e Giuseppe Giannattasio; Menzione speciale a Cristiano Verde; Premio di Merito a Sergio Cioffi e Davide D'Angelo; Diploma con medaglia a Giovanna Annunziato, Raffaella Cantillo, Pasquale Mastrangelo, Vincenzo Principe, Carmela Siani e Annalisa Torelli.
Terza tematica, grafica: 1° posto Cinzia di Muro; 2° posto Gian Luca Lancellotti 3° posto Milena Russo.
Terza tematica, ceramica: 1° posto Francesca Armiento (“Umanità”, piatto in ceramica); 2° posto Francesca D'Elia (“Mandragola”, pannello in ceramica/maiolica invetriata); 3° posto ex aequo Cristiano Verde (“L'Edificio di Eumachia a Pompei”, piatto in ceramica) e Mimmo De Luca (“I colori notturni della costiera”, piastra in ceramica decorata a fuoco presso le Fornaci De Martino).
Terza tematica, scultura: 1° posto Gelsomino Casula (“Corpo di natura negata”, pietra naturale”); 2° posto Biagio Landi (“La Sfinge”, cotto e ceramica); 3° posto Teresa Citro (“Ombra”, legno, ottone, ferro); Premio di Merito a Fiorentino Vairo; Riconoscimento speciale a Vincenzo Capone e Sergio Cioffi.
Terza tematica, artigianato: 1° posto Erlinda Maturando (centrotavolo realizzato con uncinetto, tecnica: chiacchierino); 2° posto Camilla Grasso (“Autoritratto”, agopittura); 3° posto Maria Apicella (centrotavolo ricamato a punto a croce).
La Manifestazione è stata allietata da un Recital di Musica, con le esibizioni di Salvatore Santella al sax, il duo Domenico Farina (flauto) e Antonio De Martino (chitarra), Vincenzo Pagliara (in veste di cantautore) e con la partecipazione dell'attore partenopeo Angelo Iannelli nei panni di Pulcinella.

Rinasce il cinema Diana di Salerno

Di Aristide Fiore
L'ex cinema Diana.
L'ex cinema Diana (foto: A. Fiore).
[Pubblicato su Le Cronache del salernitano, martedì 25 giugno 2013, p. 17.]
Sta nascendo un polo della cultura, del teatro e della musica.” Lo ha dichiarato ieri il Sindaco di Salerno e Vice Ministro di Infrastrutture e Trasporti Vincenzo De Luca in occasione della consegna dei lavori per il completamento della ristrutturazione dell'ex Cinema Diana a Salerno. Presenti anche il Direttore del Teatro Pubblico Campano Alfredo Balsamo e il responsabile del procedimento Arch.
Il progetto iniziale prevedeva un edificio in stile neoclassico.
Il progetto iniziale prevedeva un edificio in stile
neoclassico, con un colonnato.
Vincenzo Capasso. Con un investimento di un milione e trecentomila euro circa, nonostante la mancata concessione di fondi europei destinati alla cultura, il recupero della struttura contribuirà all'arricchimento dell'offerta culturale della città, unitamente al Teatro Verdi, al Teatro Augusteo e all'auditorium antistante l'istituto “Umberto I”, che si spera di rendere disponibile in tempi brevi.
Nello stesso luogo, agli inizi del Novecento, un capannone di legno ospitava il cinema Savoia, una delle due sale cinematografiche presenti allora in
Seconda soluzione.
In seguito fu proposta un'altra soluzione,
con facciate a
bugnato e lesene al posto delle colonne.
città. Nel 1931 l'edificio attuale, destinato a sede provinciale dell'Opera Nazionale del Balilla, fu inaugurato dal Principe Umberto e dalla Consorte Maria Josè. Inizialmente fu proposto un prospetto bugnato, ma si optò per un aspetto più sobrio, conservato ancora oggi, ad eccezione degli stemmi e dei fregi che ornavano la facciata. Dopo la guerra ridivenne una sala cinematografica e subì un'evoluzione comune a
molte sale italiane: dal cinema popolare al cinema d'essai, poi a quello hard e infine l'abbandono.
Soluzione definitiva.Nel progetto di ristrutturazione sono compresi: il completamento dei lavori di consolidamento della sala centrale e del locale adiacente a est; la sostituzione delle opere di copertura della sala (capriate e tetto); la realizzazione di un impalcato di servizio a quota collegato alla sala regia; la messa in opera di pannellature fono-assorbenti.
Si prevede di realizzare una grande sala di circa 200 mq con grande flessibilità d’uso, interamente
Prima configurazione: sala aperta per formazione e
sperimentazione teatrale, performance artistiche
e manifestazioni culturali.
pavimentata in legno. Sarà dotata di un impianto di proiezione interattivo multidirezionale, capace di diffondere immagini anche sulle pareti laterali a scopo didattico o scenografico. La sala sarà attrezzata con pareti mobili: grazie a esse e alla tribuna retrattile sarà possibile allestire rapidamente un teatro con circa 200 posti a sedere. I vani disponibili ad est sono stati destinati al “foyer” con box-office, bar e locali igienici; l’ingresso per il pubblico è previsto sul lato prospettante sul Lungomare e il bar funzionerà anche quando la sala
Seconda configurazione: sala teatro per spettacoli e convegni.
non verrà utilizzata. Risale invece al 2010 la realizzazione di
un piano interrato destinato ai camerini e ai depositi.
Si otterrà una struttura polifunzionale, destinata a sperimentazione e formazione teatrale, performance artistiche, mostre e altri eventi culturali, oltre che a spettacoli teatrali e convegni.
I lavori, affidati all'Impresa EDIL GF del geom. Francesco Granata,
dovranno essere eseguiti in 240 gior-
ni, ovvero entro il febbraio del 2014.